Intorno ai colloqui online è comparso un nuovo tipo di software: programmi che ascoltano la conversazione mentre avviene e mostrano sullo schermo del candidato le risposte suggerite. In inglese li chiamano «interview overlay» o assistenti AI per il colloquio in tempo reale.
Questo articolo spiega cosa sono, perché tentano, cosa fanno le aziende e quali rischi corri tu. È un'informazione, non un consiglio: non citiamo prodotti e non spieghiamo come usarli o nasconderli. In fondo trovi l'alternativa onesta.
Cosa sono gli assistenti AI per il colloquio
Sono programmi che girano sul computer o sul telefono del candidato durante un colloquio dal vivo. Catturano l'audio della chiamata, trasformano in testo le domande di chi intervista, le mandano a un modello di intelligenza artificiale e mostrano una risposta suggerita sullo schermo, di solito in pochi secondi, così che il candidato possa leggerla o riformularla mentre risponde.
Vanno distinti da tre cose che possono sembrare simili:
- Gli strumenti di preparazione. Usare l'AI prima del colloquio per studiare l'azienda o allenarsi sulle domande è un'altra faccenda, e molte aziende se lo aspettano. Ne parliamo in usare l'AI nel colloquio di lavoro.
- Gli strumenti usati dall'azienda. Alcune aziende registrano o trascrivono i colloqui, o usano l'AI per valutare i candidati. Lo fanno apertamente, e con regole proprie.
- Gli ausili concordati. Se hai una disabilità puoi chiedere un adattamento della prova: si concorda con l'azienda alla luce del sole, non di nascosto.
Ciò che definisce questi assistenti è la combinazione: dal vivo, durante il colloquio, all'insaputa di chi ti intervista.
Perché tentano
La tentazione si capisce. Le selezioni sono diventate lunghe, tra screening telefonico, colloquio online, test e più incontri, e ognuno può chiudere la partita. Il colloquio in videochiamata dà l'impressione che nessuno noterebbe una seconda finestra. E per chi si blocca sotto pressione, la promessa di avere sempre una risposta pronta è forte.
Se il vero problema è l'agitazione, esistono soluzioni migliori di un copione all'orecchio: le prove, le simulazioni e, se hai una disabilità, gli adattamenti che puoi chiedere. Li trovi nell'articolo sull'ansia da colloquio.
Cosa fanno le aziende
Le aziende non vedono il tuo schermo, ma non ne hanno bisogno. Queste sono le risposte più diffuse:
- Più colloqui in presenza, soprattutto nella fase finale, dove non c'è un secondo schermo a cui appoggiarsi.
- Domande di approfondimento. «Perché ha scelto quell'approccio?», «Cosa farebbe di diverso?», «Mi spieghi i numeri.» Una risposta preparata da altri regge una domanda; difficilmente regge tre approfondimenti sul tuo lavoro.
- Regole su condivisione dello schermo o webcam per i colloqui a distanza e le prove tecniche.
- Regole scritte sull'uso dell'AI che il candidato deve leggere, e a volte accettare, prima del colloquio.
Alcune aziende, soprattutto internazionali, pubblicano queste regole sul proprio sito. Le linee guida di Anthropic per i candidati incoraggiano a usare la sua AI per studiare l'azienda ed esercitarsi, ma per i colloqui dal vivo escludono qualsiasi assistenza AI salvo diversa indicazione (Anthropic, in inglese). Greenhouse, che produce software per la selezione, chiede ai propri candidati di non usare l'AI per integrare le risposte in un colloquio dal vivo se non su indicazione o accordo preventivo, e avverte che un uso non dichiarato fuori dalle sue regole può portare all'esclusione (Greenhouse, in inglese).
I colloqui a distanza hanno aperto anche un altro problema: l'identità. Nel giugno 2022 l'FBI statunitense ha segnalato denunce su persone che usavano deepfake e dati personali rubati per candidarsi a lavori da remoto nell'informatica, nella programmazione, nei database e nel software; in alcune videochiamate il movimento delle labbra non corrispondeva all'audio (FBI IC3, in inglese). È una questione diversa dai suggeritori di risposte, ma spiega perché molte aziende oggi verificano con attenzione l'identità nelle selezioni a distanza e aggiungono un incontro di persona.
I rischi per te
La candidatura. Se le regole dell'azienda vietano l'AI durante il colloquio e la cosa emerge, l'esito più semplice è l'esclusione dalla selezione; le linee guida di Greenhouse lo dicono chiaramente. Se emerge dopo l'assunzione, l'azienda può considerare l'intera scelta fondata su una rappresentazione non veritiera, e a quel punto a rischio c'è il posto, magari ancora in periodo di prova.
Lo scarto con il lavoro vero. Vieni assunto per la persona che hai presentato. Se le risposte le ha date un programma, dal primo giorno devi lavorare al livello che ha descritto, in riunioni dove non c'è nessun suggeritore.
Un colloquio peggiore. Leggere suggerimenti mentre ascolti divide l'attenzione. Le risposte diventano generiche, perdi il filo delle domande successive e la conversazione, che è ciò che chi seleziona guarda di più, si indebolisce.
I dati degli altri. Questi programmi catturano ciò che dice chi ti intervista, con la sua voce, e lo inviano a un servizio esterno. Per il GDPR è dato personale qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile (GDPR, art. 4). Chi ti intervista non ha accettato che le sue parole vengano registrate ed elaborate da un'azienda che non conosce, e nei colloqui si parla spesso di informazioni riservate sul team o sull'attività. Se un uso specifico violi una norma specifica dipende dal caso e da come funziona lo strumento, e questo non è un parere legale; ma il problema è reale, non un cavillo.
I tuoi dati. Lo stesso servizio riceve la tua voce, le tue risposte e spesso il tuo CV. Prima di dargli qualsiasi cosa, verifica cosa conserva e per quanto.
L'alternativa onesta
Tutto ciò che questi strumenti promettono si può costruire prima del colloquio, in modo onesto.
Prepara le risposte che ti serviranno. Le domande sono in gran parte prevedibili: «ci parli di lei», perché questo ruolo, pregi e difetti, e le domande del tipo «mi racconti una volta in cui…». Prepara tre o quattro episodi veri col metodo STAR, come nella nostra guida al colloquio di lavoro, e provali ad alta voce.
Allenati sotto pressione. Le simulazioni con un amico o un orientatore allenano proprio ciò che questi programmi vorrebbero sostituire: rispondere a una domanda che non ti aspettavi. Il simulatore di colloquio di Jobra, nei piani Pro e Max, ti fa otto domande sul ruolo e ti dà un riscontro dopo ogni risposta scritta, con l'analisi STAR, un consiglio e un punteggio su 10. È allenamento prima del colloquio, non aiuto durante.
Sii trasparente sull'AI usata prima. Usare l'AI per studiare un'azienda, preparare domande o sistemare il CV è comune e spesso atteso. Se te lo chiedono, di' per cosa l'hai usata. E se durante il colloquio ti serve un supporto per una disabilità, chiedi un adattamento in anticipo.
Domande frequenti
Cos'è un assistente AI per il colloquio in tempo reale?
Un programma che ascolta un colloquio dal vivo, trasforma in testo le domande di chi intervista e mostra le risposte suggerite sullo schermo del candidato mentre il colloquio è in corso, senza che l'intervistatore lo sappia.
Si può usare l'AI durante un colloquio?
Solo se l'azienda lo consente. Alcune pubblicano regole: Anthropic e Greenhouse, per esempio, escludono l'assistenza AI nei colloqui dal vivo salvo diversa indicazione o accordo. Se non ci sono regole, chiedi a chi ti ha convocato prima del colloquio, non dopo.
L'azienda può accorgersene?
Non serve scoprire il programma per vedere il problema. Le domande di approfondimento, i colloqui in presenza e, alla fine, il lavoro stesso mostrano se sai fare ciò che hai descritto.
Registrare chi mi intervista è un problema di privacy?
Può esserlo. Ciò che dice chi ti intervista, con la sua voce, è un'informazione su una persona identificabile, quindi un dato personale secondo il GDPR. Inviarlo a un servizio esterno a sua insaputa solleva questioni reali di protezione dei dati.
Posso usare l'AI per prepararmi al colloquio?
Sì. Studiare l'azienda, allenarsi sulle domande probabili e sistemare i propri episodi con l'AI è comune e ampiamente accettato. Basta che ogni esempio che porti sia vero e tuo.