Guida · Calcolo stipendio

TFR: come funziona, quanto spetta e se conviene lasciarlo in azienda o nel fondo (2026)

Come funziona il TFR: quota annua (RAL ÷ 13,5), rivalutazione, tassazione separata e imposta sostitutiva, anticipo, e la scelta tra azienda e fondo pensione.

Di Team Jobra10 min di lettura

Il TFR è la "liquidazione": la somma che ricevi quando finisce un rapporto di lavoro. Non è un premio, è retribuzione differita — una parte dello stipendio che il datore accantona ogni mese e ti versa alla fine, rivalutata.

Questa guida spiega quanto matura ogni anno, quando puoi averlo, quante tasse ci paghi e la scelta che ogni dipendente prima o poi affronta: lasciarlo in azienda o spostarlo in un fondo pensione. Vale per i lavoratori del settore privato, con i dati aggiornati al 2026.

Cos'è il TFR (retribuzione differita, in parole semplici)

TFR sta per Trattamento di Fine Rapporto. È regolato dall'articolo 2120 del Codice civile e spetta a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, a prescindere dal tipo di contratto.

Il meccanismo è semplice: ogni anno il datore mette da parte una quota della tua retribuzione. Quella somma si accumula per tutta la durata del rapporto e viene rivalutata di anno in anno. Quando il rapporto finisce — per dimissioni, licenziamento o pensione — la ricevi tutta insieme.

È denaro tuo, maturato mese per mese. Il fatto che venga pagato solo alla fine è il motivo per cui si parla di retribuzione "differita".

Come si calcola: la quota annua e la rivalutazione

Il calcolo parte da un numero fisso.

÷ 13,5
la RAL diviso 13,5 dà la quota TFR annua
~3%
rivalutazione annua tipica (1,5% fisso + quota ISTAT)
17%
imposta sostitutiva sulla rivalutazione

La quota annua è la retribuzione lorda divisa per 13,5. Da questa si sottrae un contributo dello 0,50% destinato al Fondo di Garanzia: quello che resta è l'accantonamento netto dell'anno.

La rivalutazione è la seconda parte. Ogni anno il TFR già accantonato cresce di un tasso pari all'1,5% fisso più il 75% dell'indice ISTAT FOI (la variazione dei prezzi rispetto a dicembre dell'anno precedente). Un dettaglio che conta: la rivalutazione si applica al fondo accantonato al 31 dicembre dell'anno precedente, non alla quota che stai maturando nell'anno in corso.

Da gennaio 2026 l'ISTAT ha adottato una nuova base di calcolo dell'indice (FOI con 2025 = 100, al posto di 2015 = 100): un motivo in più per cui i valori di guide più vecchie non sono confrontabili con quelli attuali. Per una stima allineata all'ultimo coefficiente, il calcolatore TFR fa il conto per la tua RAL e la tua anzianità.

Quando lo prendi: fine rapporto e anticipo

La regola generale: il TFR si incassa alla fine del rapporto di lavoro. Cambio di azienda, dimissioni, licenziamento o pensionamento chiudono il rapporto e fanno scattare il pagamento di quanto accumulato con quel datore.

C'è però un modo per averne una parte prima. L'anticipo consente di richiedere fino al 70% di quanto maturato, a queste condizioni:

  • almeno 8 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro;
  • una motivazione ammessa: acquisto della prima casa (per sé o per i figli), spese sanitarie straordinarie, oppure i periodi di congedo previsti dalla legge;
  • una sola volta durante l'intero rapporto di lavoro.

Quanto ci paghi di tasse: tassazione separata e imposta sostitutiva

Sul TFR si pagano due imposte diverse, su due parti diverse. Distinguerle evita l'errore più comune.

Sulla rivalutazione si applica ogni anno un'imposta sostitutiva del 17% (era l'11% fino al 2014, poi salita al 17% dal 2015). La trattiene direttamente il datore, ed è definitiva: la rivalutazione arriva già al netto di questa imposta.

Sulla liquidazione — cioè il TFR vero e proprio che ricevi alla fine — si applica la tassazione separata. Non si somma al reddito dell'anno in cui lo incassi, e non usa l'aliquota IRPEF ordinaria di quell'anno: si calcola sull'aliquota media dei tuoi ultimi cinque anni di redditi. È un meccanismo pensato per non far pesare tutto l'importo su un solo anno fiscale, che altrimenti spingerebbe l'aliquota verso l'alto.

La scelta: TFR in azienda o fondo pensione

Ogni dipendente può lasciare il TFR dov'è o destinarlo a un fondo pensione. È la decisione che pesa di più, perché cambia rendimento, rischio e tasse. Le due strade a confronto:

TFR in aziendaFondo pensione
Rendimento1,5% + 75% ISTAT, garantitoVariabile, potenzialmente più alto
RischioNessuno (garantito per legge)Di mercato
Tassazione finaleSeparata (media IRPEF 5 anni)Agevolata: dal 15% al 9%
LiquiditàAnticipo dopo 8 anniVincoli di riscatto
Contributo del datoreNoSpesso previsto

Il TFR in azienda rende in modo garantito: l'1,5% fisso più il 75% dell'ISTAT. Negli ultimi dieci anni la rivalutazione ha oscillato tra circa l'1,9% e il 9,9% (il picco nel 2022, con l'inflazione alta). Non può andare in perdita.

Il fondo pensione non garantisce nulla, ma può rendere di più: le linee azionarie hanno reso in media il 6-7% sul lungo periodo. In cambio ci sono le oscillazioni del mercato, i costi di gestione e la possibilità di anni negativi. In più, la tassazione finale è più bassa (dal 15% scende fino al 9% dopo molti anni di adesione) e molti fondi prevedono un contributo del datore se aderisci — un versamento che il TFR lasciato in azienda non ha.

I fattori che spostano la decisione sono quattro: l'età e l'orizzonte temporale (quanti anni mancano alla pensione: più tempo c'è, più il fondo può assorbire le oscillazioni), la propensione al rischio, e la presenza o meno di un contributo del datore al fondo.

Casi particolari: cambio lavoro, aziende sopra/sotto 50 dipendenti, insolvenza

Alcune situazioni cambiano dove finisce il TFR e chi lo gestisce.

  • Cambio lavoro. La fine di ogni rapporto liquida il TFR maturato con quel datore, con la tassazione separata vista sopra. Il fondo ricomincia ad accumularsi con il datore successivo.
  • Aziende con almeno 50 dipendenti. Se il lavoratore non sceglie il fondo pensione, il TFR non resta in azienda: confluisce nel Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. Nelle aziende con meno di 50 dipendenti, invece, resta accantonato in azienda.
  • Insolvenza del datore. Se l'azienda fallisce e non paga il TFR dovuto, interviene il Fondo di Garanzia dell'INPS, che lo liquida al lavoratore al posto del datore.

Domande frequenti

Posso avere il TFR ogni mese in busta paga?

No. L'opzione del TFR in busta paga (QU.I.R.) era una sperimentazione della Legge 190/2014, chiusa il 30 giugno 2018 e mai riproposta. Oggi l'unico modo per ottenere il TFR prima della fine del rapporto è l'anticipo: fino al 70% del maturato, dopo 8 anni di anzianità, per prima casa o spese sanitarie.

Quanto TFR matura ogni anno?

Circa una mensilità: la quota annua è la RAL divisa per 13,5, meno lo 0,50% destinato al Fondo di Garanzia. Su una RAL di 30.000 € sono circa 2.072 € netti l'anno, a cui si aggiunge la rivalutazione sul fondo già accumulato. Per il tuo caso, il calcolatore TFR fa il conto sulla tua RAL e anzianità.

Come viene tassato il TFR?

Su due parti diverse. La liquidazione finale è a tassazione separata, con l'aliquota media IRPEF dei tuoi ultimi cinque anni (non si somma al reddito dell'anno in cui la incassi). La rivalutazione annua è invece tassata con un'imposta sostitutiva del 17%, trattenuta dal datore.

Posso chiedere un anticipo del TFR?

Sì, fino al 70% di quanto maturato, dopo almeno 8 anni di anzianità presso lo stesso datore, per l'acquisto della prima casa o per spese sanitarie straordinarie (o per i congedi previsti dalla legge). Si può richiedere una sola volta durante il rapporto di lavoro.

Conviene lasciare il TFR in azienda o metterlo nel fondo pensione?

Dipende. Il TFR in azienda ha un rendimento garantito (1,5% + 75% ISTAT) e nessun rischio; il fondo pensione può rendere di più, con una tassazione finale più bassa ed eventuale contributo del datore, ma espone al rischio di mercato. Pesano l'età, l'orizzonte temporale, la propensione al rischio e la presenza del contributo del datore: la guida dà gli elementi, per la decisione conviene un consulente.

Cosa succede al TFR se cambio lavoro?

La fine del rapporto fa scattare la liquidazione del TFR maturato con quel datore, tassato in modo separato. Con il nuovo lavoro il fondo ricomincia ad accumularsi da zero presso il datore successivo.

Cosa succede al TFR se l'azienda fallisce?

Interviene il Fondo di Garanzia dell'INPS: se il datore è insolvente e non paga il TFR dovuto, è l'INPS a liquidarlo al lavoratore.

Dove finisce il TFR nelle aziende con almeno 50 dipendenti?

Se non scegli il fondo pensione, il TFR va al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS, non resta in azienda. Nelle aziende con meno di 50 dipendenti, invece, l'accantonamento resta in azienda.

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